MUSICA

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Poesia - di Don Backy

"Poesia" è una di quelle canzoni che ti prendono piano piano, quasi senza che te ne accorgi, e poi ti rimangono dentro per giorni. Don Backy parte con quel suo modo di cantare un po' scettico, quasi disincantato:
“Io che non ho… che non ho mai creduto nell’amore, e a niente che facesse batter forte forte il cuore…” È come se stesse confessando un fallimento esistenziale, una specie di superiorità da cinico che però sta già crollando mentre lo dice. E poi arriva il colpo di scena emotivo: adesso che ha provato “un poco di dolore”, adesso che l’amore lo ha preso a schiaffi e lo ha svegliato, improvvisamente vede poesia ovunque. Una candela che trema nel buio, il vento che muove le foglie, il mare che sussurra diventano tutti versi di una poesia infinita che prima non vedeva. È una dichiarazione d’amore mascherata da presa di coscienza: l’amore non è solo sentimento, è il filtro che rende poetico il mondo intero. E'essenziale, quasi intima: l’arrangiamento non ha bisogno di orpelli. C’è quella melodia morbida, un po’ malinconica ma luminosa, tipica del Don Backy migliore con gli archi che entrano discreti e il pianoforte che accarezza. La voce ha quel timbro roco-rotto che trasmette vissuto, è una voce da uomo è la voce di chi ha preso i suoi colpi, ha incassato e alla fine si è lasciato intenerire. Non è uscito più duro. Nel 2026, in un’epoca di brani da due minuti e mezzo fatti per TikTok, ascoltare "Poesia" è quasi un atto rivoluzionario: dura il tempo che serve, non ha fretta, ti costringe a stare lì con lei. E i commenti sotto il video lo dimostrano: gente di 70-80 anni che piange ripensando alla gioventù, ma anche ragazzi nati negli anni '90 che scrivono “questa è poesia vera, altro che roba di oggi”. Per me è uno dei brani più belli e sottovalutati del periodo d’oro della musica leggera italiana. Non ha vinto Sanremo, non è esplosa come L’Immensità, ma ha una purezza che poche canzoni riescono a conservare dopo 50 anni e più.