Milva è qui al top della forma. La sua voce è drammatica, teatrale, con quel vibrato controllatissimo e l'interpretazione da grande attrice che spinge il pezzo oltre la semplice canzone pop. Non è solo canto: è recitazione, è emozione trattenuta che poi esplode nei ritornelli. Rispetto alle versioni live (tipo quella strepitosa a Berlino 1988), questa versione in studio è più essenziale, pulita, con gli arrangiamenti elettronici/sintetici tipici di Battiato-Giusto Pio che oggi suonano perfettamente retrò-futuristici: tastiere, ritmica sobria, un velo di malinconia synth che avvolge tutto.