È un pezzo bellissimo, uno dei miei preferiti "nascosti" di Bridge Over Troubled Water. Ha quel mood bossa nova leggerissimo, con la chitarra classica di Paul Simon che scorre morbidissima, le corde, il flauto. Creano un'atmosfera calda e malinconica allo stesso tempo ma con un velo di tristezza sotto. La cosa geniale (e un po' crudele) è il doppio livello: Art Garfunkel, che aveva studiato architettura, aveva chiesto a Paul di scrivere qualcosa su Frank Lloyd Wright, e Paul ha preso il nome, ma ha scritto in realtà una specie di addio velato proprio ad Art. Le armonie fino all'alba ("the nights we'd harmonize till dawn"), il "so long" ripetuto come un saluto che non finisce più. E' praticamente Paul che dice "ciao Art, è stato bello, ma stiamo finendo" mentre Art canta sereno la sua parte da protagonista, senza accorgersi del subtesto (almeno all'inizio). Garfunkel l'ha capita solo anni dopo, e l'ha presa con filosofia: ha detto più o meno "è un regalo bellissimo da cantare, quindi va bene lo stesso". E' raffinatissima: quei cambi di accordo jazzati, l'influenza di Jobim evidente, la melodia che modula piano piano. Regge benissimo anche live, ma nella versione di studio ha una magia speciale.