Diane Warren e Laura Pausini.
Dietro le 17 nomination di Diane Warren (inclusa quella di quest'anno) c'è un mix di fattori unico.
È un pilastro del settore. I votanti sono suoi colleghi musicisti che la stimano profondamente come "artigiana" della canzone, indipendentemente dal successo del film.
È famosa per campagne promozionali incessanti. Spesso scrive brani per piccoli film proprio per portarli agli Oscar; i produttori la scelgono perché il suo nome è una garanzia per entrare in cinquina.
È la più grande perdente della storia (mai vinto un Oscar competitivo). Molti la votano per simpatia o per "senso di colpa", sperando di vederla finalmente trionfare.
Ha sfiorato la vittoria proprio con Laura Pausini nel 2021 con "Io sì (Seen)". Nonostante il Golden Globe vinto insieme, agli Oscar rimase a bocca asciutta anche quella volta, confermando la sua incredibile "maledizione".
In pratica, Diane Warren è diventata una vera e propria istituzione: gli Oscar per lei non sono solo un premio, ma una missione annuale. 😏
Paolo
Più che maledizione la sua vittoria sfumata (peraltro, ricordiamolo, anni fa premiata con un riconoscimento onorifico proprio dall’Academy) definirei una grande benedizione le sue innumerevoli candidature, spesso frutto più dei suoi contatti che di un entusiasmo genuino verso il suo lavoro (viene nominata per brani praticamente mai ascoltati in corsa per film ignoti). Azzarderei che la vittoria vittoria andò vicina l’anno in cui presentò un brano firmato insieme a Lady Gaga: tema impegnato (un documento sulla violenza di genere), addirittura Joe Biden (vicepresidente all’epoca) a introdurre la performance della Germanotta…poi però fu un emozionatissimo (e un po’ confuso) Sam Smith a salire a ritirare la statuetta. Probabilmente le sue candidature più giuste sono state quelle anni ottanta-novanta, legate anche a successi pop da classifica
Mirko
Mirko Salvini è quasi un paradosso: una delle autrici di canzoni più prolifiche e di successo commerciale di sempre, eppure l'Oscar competitivo le sfugge da decenni. Forse è proprio la sua onnipresenza a renderla "troppo scontata" per alcuni votanti. La Pausini aveva menato gran vanto per "Io sì" (Seen), sembrava fosse tutto merito suo ed invece era una delle tante canzoni di una abbonata alle candidature all'Oscar.
Paolo
Paolo Driussi la Pausini è una che si è prestata, forte anche della sua popolarità e del suo seguito, alla bufala di Bibbiano…basta questo a inquadrarla