Volevo anch’io dire qualcosa sul dibattito che riguarda Laura Pausini -di Recensioni Malsane
Volevo anch’io dire qualcosa sul dibattito che riguarda Laura Pausini.
Premetto che, se dovessi collocarmi tra difensori e detrattori, propenderei più verso questi ultimi. Laura Pausini, da qualche tempo, mi suscita una genuina antipatia. Quando ho saputo che avrebbe co-condotto Sanremo per tutte e cinque le serate, mi sono cascate le braccia e l’idea mi scoraggia parecchio dal seguire quest’edizione. È la prima volta che provo questa leggera riluttanza nei confronti di Sanremo. Non per una presa di posizione specifica, ma proprio per il pensiero di dovermi “sorbire” la Pausini per cinque serate consecutive.
È un’antipatia giustificata? Boh. So solo che è un sentimento relativamente recente, maturato negli ultimi anni. Una delle prime crepe si è aperta quando si rifiutò di intonare Bella Ciao, sostenendo di non cantare canzoni politiche. Bella Ciao fa parte del nostro patrimonio storico e simbolico, è legata alla Liberazione e alla memoria dei Partigiani: ridurla a “canzone politica” è, quantomeno, una semplificazione. La scelta di non cantarla, per non scontentare una parte di pubblico, mi è sembrata più una mossa di prudenza, diciamo così, che una posizione davvero neutra.
Non perché un’artista debba per forza esporsi o fare comizi, ci mancherebbe. Però anche non dire mai nulla, alla lunga, qualcosa dice.
I fan più agguerriti la difendono ciecamente sui social, snocciolando premi, successi internazionali, dischi venduti. Tutto vero, per carità. Ma è una narrazione che guarda soprattutto al passato. Da tempo Laura Pausini sembra attraversare una fase calante dal punto di vista creativo (e commerciale) e paradossalmente più questa fase avanza, più lei diventa onnipresente, soprattutto in tv, sempre accompagnata da una postura da diva internazionale, dell'italiana "che ce l'ha fatta".
Il racconto di sé non passa attraverso una reale evoluzione artistica, nuove sperimentazioni o un dialogo con la scena musicale contemporanea, ma attraverso la continua reiterazione di quanto sia famosa all’estero e di quanto successo abbia avuto e continui ad avere.
È come se si fosse collocata su un piedistallo innalzato anni fa, così alto da separarla dalla realtà quotidiana. O forse sono io che la percepisco così, non lo so. Questa distanza si riflette anche nell’estetica: look favolistici, videoclip ambientati in scenari artificiali, finti, irreali, un’immagine di sé sempre più levigata, filtrata, liftata dal digitale. Il risultato è una figura che appare distante e terribilmente anacronistica.
Ed è proprio qui, secondo me, il nodo della questione. Laura Pausini oggi genera “ostilità” perché è rimasta ancorata a un’idea di divismo che appartiene ad altri tempi. Da quel piedistallo, costruito forse una quindicina d’anni fa, non è mai davvero scesa. Ha mantenuto un’estetica e un linguaggio che oggi risultano freddi, incapaci di suscitare empatia.
Prendiamo il videoclip della cover di Mengoni (premetto che il brano mi lasciava indifferente anche nella versione originale, quindi sulla canzone non mi pronuncio). Come si può creare una connessione autentica quando tutto appare così artificiale? Le movenze studiate, le espressioni sofferenti di cui non si capisce bene il senso, le pose costruite, l’acqua che bagna i capelli: è un immaginario che forse negli intenti voleva evocare intensità emotiva ma finisce per risultare posticcio. Io, personalmente, ho provato più imbarazzo che coinvolgimento. Mi ha ricordato certe derive iper-estetizzate, caricaturali, tipo alcune sigle recenti di Sensualità a Corte. Non lo dico per fare ironia o per offendere, è proprio l’effetto che mi ha fatto.
Ecco, se tutto questo ragionamento può servire a qualcosa, forse i fan più affezionati dovrebbero anche dire alla loro beniamina, che, se davvero vuole riconquistare le simpatie del pubblico, dovrebbe scendere da quel piedistallo. Tornare a una dimensione più umana, meno costruita. Non trasformare ogni uscita discografica in un’operazione commerciale pompatissima e senz’anima. Poi magari sbaglio io, eh. Ma questa è la sensazione che mi lascia, e non da ieri.