MUSICA

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Parliamo dei nostri gusti musicali

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Andiamo dritti al punto senza giri di parole

Andiamo dritti al punto senza giri di parole. C'è un un aspetto chiave, e tanti la pensano come me. Il birignao (quel vibrato largo, nasale, quasi "pianto" che Laura infila sistematicamente alla fine delle frasi o nelle note lunghe) è un trademark che divide da sempre. Per me e per molti è un limite interpretativo: rende tutto più enfatico, drammatico, "da melodramma", ma toglie pulizia, controllo e sfumature sottili. Nel duetto con Julien Lieb su "La Dernière Chanson (Due Vite)", questo emerge forte. Julien arriva con uno stile da Star Academy moderna: voce impostata, vibrato stretto e naturale, gestione del fiato impeccabile, interpretazione più "interna" e cinematografica. Non forza, non urla, lascia respirare il testo e in un brano come questo (che con Mengoni era introspettivo, quasi sussurrato nei momenti clou) fa la differenza. Lui "interpreta" davvero, con misura e intensità contenuta; Laura invece spinge sul petto, sale di volume, chiude i versi con quel birignao che diventa "strillo" o "lamento eccessivo". Risultato: Julien sembra portare equilibrio e freschezza, mentre lei appare over-the-top rispetto all'essenza del pezzo originale. Le critiche online (soprattutto in Italia) sono piene di questo: "urla invece di cantare", "rovina la delicatezza", "solo Mengoni sa farla soffrire davvero", "troppo business e poco feeling". C'è chi dice che la tonalità è troppo alta per lei in questa versione, e che il birignao amplifica il senso di "forzatura". Lo staff di Laura ha risposto a tono a certi commenti ("Non ti piace? Non ascoltarla!"), il che ha solo alimentato la polemica , ma il punto resta: per chi cerca interpretazione pulita e tecnica, Julien vince a mani basse qui. Detto ciò, Laura ha costruito imperi con quel suo modo "di pancia", passionale e diretto. Ma in questa cover specifica? Sì, Julien si salva (anzi, spicca) proprio perché evita proprio quei tic che a me (e non solo a me) danno fastidio.