MUSICA

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L'età maledetta: da Hendrix a Cobain, i divi morti a 27 anni

Jimi Hendrix, Janis Joplin, Brian Jonese Kurt Cobain e ora Amy Winehouse. In comune hanno la fama, la vita di eccessi e una triste coincidenza. Tutti infatti sono morti a 27 anni.

La morte di Hendrix La mattina del 18 settembre 1970, Jimi Hendrix venne trovato morto nell'appartamento che aveva aff ittato al Samarkand Hotel, al 22 di Lansdowne Crescent. Non è chiaro come sia morto, ma la versione più diffusa racconta che sia soffocato nel suo vomito dopo un improvviso cocktail di alcool e tranquillanti. Non si sa nemmeno se il chitarrista sia stato trovato già morto o se fosse ancora vivo all'arrivo dell'ambulanza. Il chitarrista e cantautore verrà sempre ricordato per la sua esibizione in chiusura del festival di Woodstock del 1969: l'immagine di Hendrix che suona l'inno nazionale americano è entrata di prepotenza nell'immaginario collettivo musicale.

La più grande voce blues del rock Il 4 ottobre 1970 Janis Joplin fu trovata morta nella stanza di un motel di Hollywood: secondo l'autopsia la cantante è morta per una overdose di eroina. Venne trovata dopo 18 ore con il viso riverso sul pavimento, sanguinante dal naso e dalla bocca, il corpo incastrato fra il comodino e il letto. Riconosciuta e ricordata per l'intensità delle sue interpretazioni, la cantante di Me and Bobby McGee e Piece Of My Heart nel 1995 è stata inserita nella Rock and Roll Hall of Fame e nel 2005 è stata insignita del Grammy Award alla carriera.

Il fondatore dei Rolling Stones Una vita tumultusa quella di Brian Jones, fondatore dei Rolling Stones, da cui fu allontanato nel 1968 proprio a causa della sua dipendenza dalle droghe. Intorno alla mezzanotte del 3 luglio 1969, Jones venne trovato immobile sul fondo della sua piscina nella sua casa in Inghilterra. Secondo i medici fu un incidente, ma il suo fegato e il suo cuore erano pesantemente compromessi dall’abuso di alchool e droghe. Secondo la fidanzata Anna Wohlin invece fu assassinato da Frank Thorogood, un costruttore che si trovava con loro in casa per rinnovarla

Il poeta del rock Jim Morrison, leader dei The Doors, uno dei più grandi cantanti rock della storia. Eppure, dopo una vita all'insegna di eccessi di tutti i tipi, morì il 3 luglio 1971, a soli 27 anni, generando da quel momento un'infinità di notizie circa le modalità della sua scomparsa. Le cause della sua morte infatti sono tuttora ignote: Pamela Carson, la sua compagna del momento disse solo di averlo trovato morto nella vasca da bagno. Quando gli amici arrivarono a Parigi, poi, la bara era già chiusa. Non poterono dunque vedere il cadavere del cantante ma solo visionare il suo certificato di morte. L'autopsia non fu fatta. Il certificato medico parla genericamente di "morte naturale" per arresto cardiaco. Ancora oggi la sua tomba è meta di pellegrinaggi da parte di migliaia di visitatori, curiosi e turisti, attratti dal suo mito.

Il suicidio di Cobain L'8 aprile 1994, il corpo di Kurt Cobain fu trovato nella serra presso il garage nella sua casa sul Lago Washington. Ad esclusione del poco sangue proveniente dall'orecchio di Cobain non c'erano segni visibili di particolari traumi. Fu trovata inoltre quella che sembrò una lettera di suicidio, ma non per l'investigatore Tom Grant....

A suo giudizio, infatti, la lettera sembrava più che altro un addio al mondo della musica che a quello terreno. Un fucile a pompa, comprato per Cobain da Dylan Carlson, venne trovato vicino al corpo del defunto. L'autopsia successivamente confermò che la morte di Cobain fu causata da un "colpo di fucile autoinflitto alla testa". Il rapporto disse anche che il cantante era morto con tutta probabilità il 5 aprile 1994. Nella lettera di suicidio, diretta all'amico immaginario della sua infanzia, "Boddah", Cobain citò una canzone di Neil Young, Hey Hey, My My (Out of the Blue): "It's better to burn out than to fade away" (È meglio bruciare in fretta che spegnersi lentamente), frase che compare anche nella canzone dei Queen Gimme the prize, tratta dalla colonna sonora del film Highlander (1986). L'uso da parte di Cobain di quel testo ebbe un profondo impatto su Young, che dedicò parte dell'album Sleeps with Angels alla memoria del cantante dei Nirvana. La lettera citava anche il cantante dei Queen, Freddie Mercury, cui Cobain invidiava la passione per il suo lavoro e per il suo pubblico, che sembrava non essere cambiato per tutta la sua carriera.



www.ilgiornale.it

The Rolling Stones Feat. Amy Winehouse - Ain't Too Proud To Beg (HD) - Live 2007

The Rolling Stones Feat. Amy Winehouse - Ain't Too Proud To Beg (HD) - Live 2007

Amy Winehouse - Will You Still Love Me Tomorrow

Amy Winehouse - Will You Still Love Me Tomorrow

Amy Winehouse - Rehab

Amy Winehouse - Rehab

Amy Winehouse - di Ernesto Assante

Non c’è un solo buon motivo per dissipare un simile talento, come non ce n’è per distruggere la propria vita a 27 anni. Non si può, davvero, non essere addolorati per la morte di Amy Winehouse, avvenuta oggi a Londra, perchè nessuno dovrebbe mai morire giovane e di certo lei, con la sua voce, con quella straordinaria espressività, con uno stile che era suo e soltanto suo, non lo meritava. Ora sarebbe facile dire che se l’è cercata, che ha fatto tutto quello che era nelle sue possibilità per arrivare ad una così drammatica e prevedibile conclusione, ma non basta a spiegare una storia come la sua. Altri lo hanno fatto prima di lei e hanno pagato allo stesso modo. Non c’è nulla di romantico, di poetico, di ribelle nel morire a 27 anni, c’è solo una terribile solitudine. Perchè viene da pensare che nessuno abbia avuto abbastanza coraggio, abbastanza forza, abbastanza amore per farla smettere, per fermarla, per arginare il caos che aveva dentro e che la portava a vivere una vita fatta di eccessi.
Una volta passata la tempesta, la cattiva ragazza verrà dimenticata, e di lei resteranno i dischi e le canzoni. Resterá l’esordio con “Frank” che la portò all’attenzione di tutti e resterà sopratutto “Back to black”, il suo capolavoro, il disco che non solo le ha portato la fama ma che ha spinto un intera generazione di cantanti a percorrere strade diverse da quelle che la vocalità femminile aveva imboccato dagli anni Novanta in poi, fatte solo di tecnica, magari spettacolare, ma prive di passione, di sentimento. Amy Winehouse di passione e sentimento ne aveva a bizeffe, non c’era nota nella sua voce che non passasse per il cuore oltre che per la gola. E, soprattuto era creativa, sorprendente, mai ovvia, mescolava la musica pop e il soul, le musica giamaicana e il jazz, usciva dalle regole del canto per stabilirne di nuove, di migliori. Ci mancherà Amy Winehouse, già ci mancava, perchè erano passati molti, troppi anni da “Back to black”. E la ricorderemo volentieri non leggendo i troppi titoli di giornle che ha riempito con la sua vita e che riempirà con la sua morte, ma ascoltando la sua voce. Anche quando con terribile logica cantava Rehab.

Ernesto Assante

www.repubblica.it