MUSICA

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Parliamo dei nostri gusti musicali

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CantaNapoli, «Passione» di Turturro e l'anima della città alla Mostra di Venezia

Ci sono, nel film che John Turturro ha voluto dedicare alla canzone napoletana, delle cose strepitose: la voce di Pietra Montecorvino che graffia «Comme facette mammeta» per un gruppo di ballerine hip hop incorniciate dalle volte eleganti del Palazzo dello Spagnolo, alla Sanità; una «Tammurriata nera» fusion che unisce il talento di Peppe Barra, l’energia di M’Barka Ben Taleb, l’arguzia di Max Casella in un solo suono con echi nordafricani e country; la «Catarì» cantata da Fausto Cigliano nella solitudine del Pio Monte della Misericordia di fronte all’abbagliante bellezza di un Caravaggio; una «Caravan Petrol» di Fiorello tra le zolle polverose della Solfatara come sarebbe piaciuta a Carosone: irridente, sorniona, leggera e allusiva insieme; Massimo Ranieri che intona e recita «Malafemmena», con Lina Sastri a fargli da controcanto, e non ce n’è per nessuno.

Ci sono, in apertura e in chiusura, due capolavori struggenti, «Carmela» fatta da Mina e «Napule è» di Pino Daniele. E ci sono immagini insolite, come l’incontro di boxe tra bambini bendati nel bianco e nero dei filmati del dopoguerra. Certo, ci sono anche delle ingenuità, un po’ troppi panni stesi, un po’ di vicoli, l’inevitabile Maradona, in questo «Passione» che ieri è passato fuori concorso alla Mostra portando con sé l’eterno incantamento della melodia napoletana.

Ma nascono, appunto, dalla passione del suo autore. «La musica è nel mio Dna, l’ho sempre ascoltata, amo tutti i generi» dice Turturro, «ma da quando conosco Napoli a casa mia si sentono solo canzoni napoletane». Il più grande juke-box del mondo, lo definisce con una felice intuizione. «Ho provato a capire l’anima di questa città, e i suoi straordinari talenti e, nello stesso tempo, ho cercato di liberarmi dei cliché, perché il nostro non è un film nostalgico, ma una materia viva, capace di parlare del presente con il linguaggio della poesia».

Una bella sfida cui il regista-attore si è dedicato per più di un anno, con la preziosa collaborazione di un esperto come Federico Vacalebre, coautore del soggetto e della sceneggiatura, il sostegno di ministero ed enti locali e la distribuzione di Cinecittà Luce. Naturalmente ha visto e ascoltato di tutto, esecuzioni classiche e contemporanee, filmati d’epoca e notiziari.

E poi ha scelto. Qualcuno gli chiede se conosce «Carosello napoletano», il capodopera di Ettore Giannini, altri perché manchino dalla selezione un protagonista come Roberto Murolo, o classici moderni come Di Capri. «So bene che tanti autori e interpreti importantissimi sono rimasti fuori, ma non potevo fare diversamente. Era necessario scegliere. E non è detto che non si possa girare un “Passione 2”, se il primo avrà successo. Intanto, le proiezioni-test a New York sono andate bene e ci fanno sperare in una risposta positiva dei mercati internazionali. Vorrei che questa avventura musicale viaggiasse per il mondo, proprio come accadeva ai grandi artisti del passato, per far conoscere sempre meglio un’arte sorprendente, generosa e commovente».

Accolto dal pubblico veneziano con un successo caldissimo, nelle sale dal 22 ottobre, «Passione» avrà un’anteprima partenopea (forse al Trianon) che Luciano Sovena del Luce definisce «esplosiva». E l’assessore regionale Caterina Miraglia, ereditando il progetto dalla precedente gestione, anticipa il proprio sostegno ad un’iniziativa che promuove nel mondo la diffusione della cultura nata all’ombra del Vesuvio.

«Ho ambientato il nostro viaggio nel centro storico di Napoli perché è lì che la musica diventa parte essenziale della vita della gente» continua Turturro. I cliché? «Abbiamo girato per le strade e quel set è sempre duro, ha un codice da rispettare», aggiunge Raiz: «Per anni ho combattuto la tradizione, oggi ho imparato ad apprezzare anche la pizza e il mandolino. E un caffè preso al bar. Sarà pure un cliché, ma io me lo posso permettere».

Linguaggi, suoni, emozioni che vengono da lontano. «Senza il grande lavoro di recupero fatto da noi, dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare, il film di Turturro forse non ci sarebbe» conclude Peppe Barra: «Napoli è una città difficile, bisogna proteggerla».

Titta Fiore

www.ilmattino.it