Il sedile che non si doveva vendere - di Mina - La Stampa 22.08.2010
Non sarebbe certo «Una giornata ideale per i pesci banana» quella in cui qualche psicopatico appassionato di macabre memorabilia acquistasse il wc di Salinger. Almeno lui non la considererebbe così. Che orrore. Certo, qualche suo pensiero sulle incertezze sessuali del giovane Holden, sull’importanza delle religioni orientali e sull’oceano pieno di palle da bowling sarà pur nato o si sarà delineato in concomitanza con un «bisogno».
L’iconografia classica del «pensatore» è di per sé equivoca, a questo riguardo. Sguardo nel vuoto o un po’ più lontano del muro antistante. Torace ripiegato sulle cosce. Un pugno a sorreggere il mento, ultima propaggine di una testa piena, stipata, gonfia di immaginifico intelletto. Ma non mi sembra il caso di importunare nemmeno a posteriori l’intimità di un uomo tanto schivo. Un ammiratissimo, almeno da me, genio della solitudine. Le profanazioni, le più sconce, cui ci vorrebbe abituare l’infaticabile mercato delle reliquie-immondizia, non si fermano mai, neppure di fronte all’oggetto più personale del posto più esclusivo di quel tempo solitario che ogni uomo vive soltanto per sé, senza la partecipazione alla decisione sul motivo e sul fine. Salinger difese a denti stretti l’incolumità della propria privacy.
Elargì in dosi da farmacista e pudore da misantropo i permessi per pubblicare i suoi scritti o le concessioni per i diritti cinematografici. A fatica, come uno stilita, cercò di salvare i confini dei suoi eremi geografici e psicologici continuamente minacciati da invasioni, non escluse quelle familiari. Avrei preferito non occuparmi della interpretazione di un «igienico». Ma sono costretta a immaginare il suo wc come il colmo dei colmi, quasi da barzelletta, come l’ultimo baluardo della privacy, come l’estremo fortino della pace dell’uomo. Il nulla e nessuno. Almeno lì. Il sedile della perfezione della vita… In questo e solo in questo senso il valore del coso avrebbe il diritto di sfiorare il milione di dollari. L’espressione del signor James Littlefield, il venditore, me la posso immaginare. Ma io vorrei proprio vedere in faccia quello che acquisterà questo «cimelio realmente posseduto e utilizzato» da J. D. Salinger. E poi vorrei sapere dove lo piazzerà. In testa, spero. Per potersi concentrare sulla propria scurrilità, soddisfarsi del proprio porcile cerebrale e del proprio feticismo senza ironia. Che delizia. Ad maiora.
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