So che le ritualità ti danno fastidio. Ma almeno una volta, forse
proprio in quest'occasione, val la pena sfidare il tuo rinchiuderti
nel riserbo, che ti rende ancora più vera e assai lontana da ogni
mitologia. Almeno in quest'occasione lascia che ti dica l'importanza
che hanno avuto per me questi lunghi anni di conoscenza, di stima
reciproca, di amicizia. Ti ho sempre vista come una seconda mamma. E
quando ti mancava la voce (proprio a te!) nel consolarmi per la morte
della mia vera mamma, ho capito che avrei potuto sempre contare su di
te. Il Signore ha voluto che tuo padre ci lasciasse solo sette giorni
dopo mia madre. E in quell'occasione ho capito che cosa significa
essere veramente uniti. Mi hai sempre voluto bene. E l'hai sempre
fatto con la tua discrezione e la tua prorompenza, con i tuoi silenzi
e con la tua ingombranza. Mi hai fatto piangere decine di volte. E tu
lo sai che certe emozioni che tu mi hai dato le ho provate solo con
Beethoven, con Dante, con Leopardi, con pochissimi altri uomini che
hanno saputo parlare al mio cuore. Sai anche che quando ti ho
conosciuta, con l'arroganza dei 20 anni, guardavo dall'alto verso il
basso, con noncurante disprezzo, tutto quello che sapesse di
canzonetta. Ma tu mi hai folgorato, quando ho cominciato a capire che
l'arte e la bellezza non possono essere classificate in generi, in
etichette, nei bugigattoli delle nostre definizioni. Ho cominciato a
recuperare tutto quello che avevi cantato. E così sei stata la mia
Virgilio, la mia Beatrice che mi ha aperto alla musica "leggera".
Grazie a te ho conosciuto tutti quelli che ti avevano folgorata ed
ispirata. E poi il cinema che per me era un'arte sconosciuta. Solo a
sentir parlare di Billy Wilder o di Gloria Swanson pensavo
all'archeologia. E i tuoi amati Landolfi, Pasolini, Gadda che mi hai
aiutato a rileggere e a riscoprire. E la frittata con le cipolle, la
panzanella d'estate, i castagnacci. E i risotti? Ne vogliamo parlare?
Certi risotti tuoi si sono impiantati nella mia mente al punto tale
che sono diventati per me pietre di paragone assolute per tutto ciò
che mi capita di mangiare. Sei stata capace di rendere arte e
bellezza ogni tuo gesto. La cosa che mi ha sempre impressionato di te
è il fatto che non c'è gesto, non c'è momento che non possa essere
vissuto con il senso, con la ricerca della perfezione. Anche quando
raccoglievi le foglie di lauro per il sugo. O quando sceglievi la
lana giusta per il cappellino di Axel. Che Dio ti benedica per
sempre. Come ha fatto per tutti questi anni. E soprattutto in questi
ultimi anni. Che ti conservi, per tutti noi. Perché abbiamo tanto
bisogno di una come te. Nello scempio di umanità che tu tante volte
denunci nei tuoi articoli, sappi che sei una luce di cui non possiamo
fare a meno. Domani risentirò il "Magnificat" e "Nada te turbe".
Quando dici "Quia fecit mihi magna", lo si può riferire al fatto che
Dio ti ha dato tanto. Ma anche tu, donna tutta materna, ci hai dato
tutta te stessa. E ci hai restituito in abbondanza, in bellezza, in
amore, tutto quello che Dio ti ha dato. Non possiamo più fare a meno
di te. Auguri, Mimi. Ti voglio bene. E quando, leggendomi (e
leggendoci) ti verrà quel tuo inconfondibile nodino alla gola, con
quel semiurletto strozzato che indica la tua commozione, sappi che
non l'ho fatto per dovere. Perché il bene che ti voglio e ti vogliamo
non può esprimersi in altro modo che nel dirtelo. Anche da qui.
Auguri, Mimi.