Arriva Bob Dylan e suona Anni 50 (malinconia e strali nel nuovo cd) - di M. Venegoni
Arriva Bob Dylan e suona Anni 50 (malinconia e strali nel nuovo cd) - di M. Venegoni
"Gli Stones senza Wyman sono una funk band"
Bob Dylan approda al Forum di Milano per la prima delle sue annuali tre date italiane nel Neverending Tour: routine, ormai, dopo tanti anni ininterrotti di performances, se non fosse che fra pochi giorni c'è un nuovo disco in arrivo, il quarantaseiesimo di inediti dell'enigmatico Bardo di Duluth alla vigilia del sessantottesimo compleanno; e un po' di curiosità in più si affaccia, anche perché l'album non vedrà la luce in Italia che dopo il suo passaggio, il prossimo 24 aprile, e qualcuno spera in qualche primizia. Mr.Dylan però fa lo gnorri, e negli ultimi concerti si è limitato a riproporre perle molto usate (ma mai consunte) intabarrato nella divisa scura, mentre sembra divertirsi un mondo a suonare con la band.
E' arrivato, il vecchio Bob, a un punto della vita dove l'unico interesse che lo muova è l'autorappresentazione; dopo aver pestato su Obama, si è divertito anche a smantellare colleghi di rango come i Rolling Stones, in una recente intervista al londinese Telegraph on line: «I Rolling Stones sono finiti. Senza Bill Wyman, sono diventati una funk band; soltanto riprendendo Bill, tornerebbero quel che sono stati». Ma tanto furore di sincerità svela un fondo di malinconia, e guizzi di nostalgia. Lo si capisce bene da «Together Through Life», il disco in uscita: è una di quelle sorprese delle quali ha costellato la propria esistenza artistica, di tutt'altra grana rispetto agli ultimi tre usciti (fra i quali «Modern Times», del 2006, è veramente una delle punte di diamante nell'infinita carriera). Ora si cambia registro, mood, epoca. Si fa un bel salto indietro agli Anni Cinquanta: «Mi piace l'intensità e l'atmosfera dei dischi di quell'epoca - ha detto il quasi sessantottenne Bob in una delle ultime interviste, non più così rare come un tempo -. C'è potenza e suspence. E' come viaggiare alla scoperta di se stessi».
Nell'album si privilegiano strumenti come i fiati, e soprattutto la fisarmonica, suonata dal virtuoso dei Los Lobos David Hidalgo (di un accordion, si sappia, non c'è traccia nell'usata band di stasera). Si intrecciano assai magistralmente chitarre, e anche il suono rotondo della batteria rimanda a un clima antico, a un mondo già vissuto, tanto che i dieci pezzi nuovi suonano a tratti come cover di titoli antichi, così come a tratti ci si ricorda di «Chavez Ravine» di Ry Cooder, tanto simili suonano le atmosfere tex-mex, mescolate a riff del Delta, a ballads spruzzate di country, a un blues ruspante contaminato con il rock'n'roll; «This Dream of You», uno dei pezzi più sorprendenti, sarebbe suonabile da una band di mariachi, ma vanta anche profumi di Sam Cooke. Volendo, è perfino un disco da ballare. Sta sospesa nell'aria una qualche memoria di un suo album antico, «Desire».
Sorpresa, sconcerto, ma poi l'album è molto malinconico: dentro i testi scorre humour nero e una visione pessimistica del mondo che lascia poco spazio all'entertainment: si parla di amori sì, ma sempre finiti male, e intorno il paesaggio è spesso desolato e triste, fin dal primo brano dal titolo inequivocabile, «Beyond Here Lies Nothing».
Ulteriori tratti del suo pessimismo, emergono nell'intervista al Telegraph quando parla di Hitler: «Sapeva qualcosa, lui. Sapeva che la gente non pensava. Se guarda ai milioni di facce che lo sostenevano, capisce che ispirava amore. Questo è triste e pauroso. Erano felici di seguirlo dovunque, leali fino all'osso. Poi, naturalmente, con costoro ha riempito i cimiteri».