Come le canzoni di Joni Mitchell incontrano il balletto classico
Come le canzoni di Joni Mitchell incontrano il balletto classico
“The two of us”, di Christopher Wheeldon con brani della cantautrice, è al cinema il 20 maggio
Come le canzoni di Joni Mitchell incontrano il balletto classico
Di Elena Palmieri
C’è un momento, nel mezzo di “Both sides now”, in cui due corpi si sfiorano appena, le braccia si rincorrono nell’aria e il tempo si ferma. Non è un passo a due tradizionale, non ci sono prese acrobatiche, ma una semplice camminata, una distanza che si crea e si ricompone, un abbraccio che lascia spazio alla nostalgia. È lì che la danza incontra la voce di Joni Mitchell, e il classico si piega alla fragilità di una confessione.
“The two of us”, coreografia firmata da Christopher Wheeldon, nacque per l’edizione 2020 del Fall for Dance Festival, presentato dal New York City Center in un evento digitale durante l'anno segnato dalla pandemia. All'interno del programma, è stato incluso il debutto assoluto del balletto creato dal 52enne coreografo britannico - noto soprattutto per la magica creazione "Alice's Adventures in Wonderland" - su quattro brani di Joni Mitchell. All'esordio, “The two of us” ha contato di due interpreti d'eccezione, Sara Mearns e David Hallberg, stelle rispettivamente del New York City Ballet e dell’American Ballet Theatre, per la prima volta insieme in scena.
Per costruire la sua coreografia, Christopher Wheeldon ha scelto dal repertorio della grande cantautrice canadese i seguenti pezzi: "I don’t know where I stand", "Urge for going", "You turn me on (I’m a radio)" e "Both sides now". Ogni sezione del pezzo riflette la struttura musicale e tematica della canzone a cui si lega. L’apertura è affidata a un assolo femminile, caratterizzato da movimenti che si dispiegano con delicatezza, come in un monologo silenzioso. Su "I don’t know where I stand" - brano sull'incertezza del nuovo amore dall’album “Clouds” del 1969, la danza è quasi sussurrata, mentre la coreografia si muove tra accenni di floorwork e gesti trattenuti, suggerendo incertezza e introspezione. Segue la variazione maschile su "Urge for going" - canzone originariamente incisa da Tom Rush per il suo album del 1968 “The circle game” e pubblicata da Mitchell come lato B del singolo del 1972 "You turn me on (I’m a radio)": come si vede nel filmato qui sotto e come annotato da Marina Harss su DanceTabs, il secondo pezzo introduce piccoli elementi del vocabolario del balletto classico — un’arabesque, una serie breve di chaînés — ma il linguaggio resta fluido, dominato da una musicalità interiore.
L’interpretazione è libera, non vincolata da un ritmo preciso, bensì immersa nella voce di Mitchell, che evoca memorie e partenze. In questa creazione, Wheeldon lavora per sottrazione, evitando virtuosismi e tecnicismi, preferendo una tensione sottile. Dopo "You turn me on (I’m a radio)", il clou arriva per Marina Harss con il pas de deux disegnato sulle note e le parole di "Both sides now", brano pubblicato da Joni Mitchell nell'album “Clouds” del 1969 e ispirato da un passaggio del romanzo di Saul Bellow del 1959 "Il re della pioggia".
La conclusione di “The two of us” viene quindi descritta come il momento dell’incontro vero, ma anche della separazione. I due camminano uno verso l’altro, poi si voltano, si allontanano. Non ci sono prese o sollevamenti elaborati, ma ogni gesto, nella sua semplicità, assume un peso doppio. La danza diventa così un’estensione delle parole di Mitchell, una trascrizione visiva di quella riflessione su ciò che si guadagna e si perde nell’amore.
Dopo l'esordio in versione digitale a causa della pandemia, “The two of us” ha finalmente debuttato su palcoscenici fisici. Attualmente, la creazione di Christopher Wheeldon, insieme ad altri suoi tre lavori raccolti nel titolo "Ballet to Broadway: Wheeldon works" è in programmazione alla Royal Ballet and Opera (ex Royal Opera House) di Londra dal 13 al 27 maggio. La rappresentazione del 22 maggio sarà trasmessa in diretta dalle 20.15 nei cinema, italiani compresi.