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Perché il nuovo disco di Ernia è a suo modo un kolossal

Perché il nuovo disco di Ernia è a suo modo un kolossal
"Io non ho paura", che conquista la playlist Rap Italiano Game Over, raccontato da vicino.

Di Redazione

No, la suggestione cinematografica legata al titolo del disco, che riprende il film di Gabriele Salvatores del 2003 tratto dall'omonimo libro di Niccolò Ammaniti (la copertina dell'album è una citazione della locandina del capolavoro di Salvatores), non c'entra. Non è per questo che "Io non ho paura" di Ernia è a suo modo un piccolo, grande kolossal.

Ma perché il quarto album in studio del 28enne rapper milanese racconta una storia e lo fa strizzando l'occhio proprio al mondo del cinema. Non è un caso che l'ideale successore di "Gemelli", che ha segnato il ritorno sulle scene di Matteo Professione - questo il vero nome di Ernia - dopo due anni, sia stato anticipato da un .documentario che ne racconta il making of, curato dal fidato Igor Brbesic: Ernia ha deciso di mostrare a tutti il grande lavoro di squadra fatto per questo suo nuovo progetto, prima ancora di farlo ascoltare a tutti. È a lui che è dedicata questa settimana la copertina della playlist Rap Italiano Game Over, che raccoglie le uscite più importanti del genere.


Quel lavoro di squadra immortalato nelle scene del docu-film si sente bene nell'album. In particolare nel contributo dei producer Junior K e Sixpm: nonostante la varietà di emozioni raccontate, di ospiti chiamati a raccolta (da Marco Mengoni a Rkomi, da Salmo a Gaia e Guè), di suoni scelti, il disco è coerente e coeso. Se con il precedente "Gemelli" Ernia ha capito di poter conciliare il suo lato più istintivo, quello delle barre crude e dei pezzi rap nel senso più classico del termine, con il suo lato più emotivo, quello dei brani cantati a cuore aperto, in "Io non ho paura" - qui la nostra recensione - l’equilibrio tra i suoi mondi interiori è esplorato con più convinzione e consapevolezza. Dimostrando una certa maturità non solo nei testi, ma anche nell’approccio.

Ernia, come ha fatto sempre nella sua lunga e paziente scalata, non perde di vista le sue origini.

Il disco si apre infatti con brani di rap puro e semplice, in cui non le manda a dire a nessuno. (“Bu!”, “Tutti hanno paura” “Bella fregatura”). Seguiti poi da altri episodi del genere, come l’autocelebrativa “Cattive intenzioni” oppure il brano a tema “Stupidi” con il campione di Ornella Vanoni. Tutti esempi di come Ernia voglia comunque restare legato a quell’universo di suoni e di riferimenti. In più ci sono le deviazioni verso un pop ibrido e contaminato, dalla hit scanzonata “Weekend” alla dedica d’amore di “Acqua tonica”. E nel mezzo, non mancano brani pieni di riflessioni personali come la struggente “Buonanotte”, la malinconica “Qualcosa che manca” o la provocatoria “Impostore”.


Ernia si è fatto trovare preparato e pronto alla prova del nove dopo il successo di ‘Gemelli’. Non si è fatto condizionare troppo da un brano ingombrante come “Superclassico”, ma ha continuato a camminare sulla sua strada. E i frutti del lavoro fatto sono evidenti.