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IO CHE ODIO L’ESTATE

[Sembra scritto ieri, non dodici anni fa]

IO CHE ODIO L’ESTATE

Che bella l’estate. Bella perché finisce, prima o poi. L'altro giorno sembrava proprio che l’inverno avesse fatto un colpo di mano e si fosse insediato per rimanere. Veramente era notte e il vento, i fulmini e gli scrosci staccavano rami e alberi. Il rumore era sbalorditivo. Sembrava di essere a un concerto heavy metal con mille altoparlanti a manetta. Credevo che la casa venisse sradicata, come quella di Dorothy, nel mago di Oz. Il canetto di mia figlia, identico a quello del film, ha paura dei rumori e del vento. Quella notte mi stava francobollato mentre con tutta la forza cercavo di chiudere le finestre che il vento spingeva. È durata ore e io, sotto sotto, speravo che quel nubifragio di proporzioni colossali si fosse portato via la calura. Invece no. Il mattino dopo, a parte le strade in condizioni da day after, il sole picchiava come un maglio. Solito problema. Un rimedio contro il caldo. Ventagli, angurie ghiacciate, gelati… no.
Ci vuole qualcosa che ci raffreddi. Che ci faccia veramente rabbrividire, qualcosa di costantemente congelante. L’uovo di Colombo: basterà comprare un giornale, uno qualsiasi, non importa se di destra o di sinistra. Apriamolo, possiamo addirittura agghiacciarci e, se la televisione non l’avrà preceduto, potremo leggere notizie come quella di quella madre che ha ucciso e sepolto nel giardino otto neonati.

Di quelle amiche [amiche?] che hanno bruciato, cosparso di acqua bollente, torturato per diciannove ore una compagna colpevole di essersi messa con un ex di una delle gentildonne. Di quei padri di famiglia che ammazzano e si ammazzano perché hanno perduto il lavoro, però la crisi è finita e il Paese va meglio. Continuiamo a leggere e troveremo, purtroppo, una lunga, infinita, interminabile serie di intollerabili disastri, di schifezze che ormai sembrano autoalimentarsi e autoriprodursi. Ma forse è meglio, vigliaccamente, chiudere il giornale e interrogarci su chi potrebbe darci un po’ di meritata vacanza, di sospensione, di interruzione dalla realtà che diventa sempre più inaccettabile. Non basta più sopportare e resistere. Lo faremo comunque, certo, ma con quali prospettive? Per ora siamo rallentati, fasciati dentro queste bende d’agosto. «Odio l’estate» cantava Bruno Martino. Io di più. L’unica consolazione certa e indubitabile è la fine di questa stagione. Grande conforto per me che mi accontento di poco. Il minimo, proprio.

Mina
[La Stampa, 01.08.2010]
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