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Quando i pianeti si allinearono e Dalla scrisse "Caruso"

Quando i pianeti si allinearono e Dalla scrisse "Caruso"
Anche le canzoni, come gli uomini, hanno dei destini: la storia della canzone più cantata di Lucio.

Di Mattia Marzi

“Io credo che tutto sia scritto prima. Che ognuno di noi abbia il proprio destino. Anche le canzoni: hanno destini uguali a quelli che hanno gli uomini”: Lucio Dalla rispondeva così a chi gli domandava da quale magico allineamento dei pianeti e delle stelle fosse nata una delle sue canzoni più celebri, se non la più celebre in assoluto.

“Caruso” nel 1986 permise al cantautore bolognese di vendere qualcosa come 9 milioni di copie in tutto il mondo, vedendo poi una sua canzone diventare un classico cantato negli anni successivi da Céline Dion, Michael Bolton, Julio Iglesias, Andrea Bocelli e anche Luciano Pavarotti. Un trionfo, quello di “Caruso”, nato da un mezzo naufragio. Che scatenò un effetto domino speciale, di cui la scrittura della canzone rappresentò la caduta dell’ultimo tassello.

La genesi del brano che Lucio Dalla scrisse ispirandosi alla storia del grande tenore Enrico Caruso è leggendaria. Nel vero senso della parola. Anche perché Dalla amava raccontare storie, nelle canzoni e non solo. Quella legata alla scrittura di “Caruso” parte da un guasto riportato dall’imbarcazione con la quale il cantautore stava facendo una gita tra Sorrento e Capri. A raccogliere l’sos di Dalla, al largo del golfo di Sorrento, quello citato nel testo del brano, fu un amico del cantautore, proprietario di un hotel della costiera, il Vittoria. Lo stesso nel quale soggiornava il tenore.


Fu proprio nella stanza nella quale era solito passare lunghi periodi quest’ultimo, una suite ribattezzata proprio “Caruso”, che Dalla compose la canzone al pianoforte, rielaborando a modo suo la coinvolgente storia d’amore tra lo stesso tenore, affetto da una grave malattia ai polmoni che gli impediva di cantare, e una sua giovane allieva: “Qui dove il mare luccica / e tira forte il vento / su una vecchia terrazza / davanti al golfo di Sorrento / un uomo abbraccia una ragazza / dopo che aveva pianto / poi si schiarisce la voce / e ricomincia il canto”.

La storia legata alla scrittura di “Caruso” è stata a lungo misteriosa e il mistero ne ha alimentato il fascino. Fu lo stesso Dalla, anni dopo l’uscita del brano, a raccontarla: “Per tre giorni sentii raccontare la storia del tenore, innamorato della sua giovane allieva di canto e di come, in punto di morte, gli fosse tornata una voce così potente che anche i pescatori di lampara l’udirono e tornarono nel porto per ascoltarla. ‘Caruso’ è nata così”. La canzone prese vita in dieci minuti: “Se non mi si rompeva la barca tra Sorrento e Capri e se non chiamavo un amico a trainare la mia barca… E se questo mio amico non fosse stato proprietario albergo dove Caruso morì… E se non mi avesse dato la stanza di Caruso… E se non avessi fatto tre note sul piano di Caruso… E se il barista della scogliera non mi avesse raccontato della storia di Caruso innamorato di questa ragazza giovane… Ecco, io credo che anche le canzoni abbiano destini uguali a quelli che hanno gli uomini”.

Fu una prima trionfale esecuzione pubblica in occasione di un concerto a San Martino Valle Caudina, in provincia di Avellino, a spingere Dalla a incidere su nastro “Caruso”, lottando anche contro il parere dei discografici della RCA (per i quali, avrebbe raccontato, il brano suonava troppo vecchio e tradizionale, anche per via di quella citazione di “Dicitencello vuje”). Il successo internazionale darà ragione al cantautore.