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Paul McCartney: 78 anni… suonati!


In 78 anni, di cui 58 passati facendo dischi, i primi 8 (1962-70) continuano a rimanere la sua eredità più importante e, forse, ingombrante. Ecco riproporsi l’annosa questione: che ne è degli altri 50? Possibile che non ci sia niente da fare, e che non si riesca mai a guardare la produzione solista di McCartney senza paragonarla al canone beatlesiano? Domanda retorica: quale allora l’alternativa?

Negli ultimi anni le riedizioni del catalogo post-1970 di Macca hanno fatto perno sulla Archive Collection, le cui Deluxe Edition sono state una modalità per rivendere un’altra volta gli stessi dischi (anche se certo arricchiti di molto materiale inedito) ai collezionisti di vecchia data, ma hanno fatto poca presa su nuovi adepti.

Una buona idea – ma arrivata in ritardo di vent’anni, e dai risultati incerti – è stata il disco di reinterpretazioni “The Art of McCartney” (2014), che mischiava però repertorio solista e beatlesiano.

Esistono altre modalità finora tralasciate per dare maggiore popolarità al catalogo solista di McCartney? Provo a dare il mio contributo: perché non affidare a qualche importante star del panorama musicale odierno una cover di un suo classico da solista? E perché non lavorare più accuratamente per fare utilizzare qualche brano in uno spot pubblicitario? Non ho memoria recente di una canzone di McCartney inclusa in una pubblicità importante.

Credo che queste iniziative contribuirebbero a rafforzare il repertorio (e non solo l’immagine) di McCartney come artista valido anche dopo i Beatles; ben più dei recenti duetti con Kanye West e Rihanna, operazioni a mio parere votate invece al personaggio Paul (e al suo ego).