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Ivano Fossati: "Dopo anni di ozio solo Mina poteva farmi tornare a cantare"


Ivano Fossati: "Dopo anni di ozio solo Mina poteva farmi tornare a cantare"
Il cantautore ha presentato il nuovo album 'Mina Fossati', undici canzoni con due voci e due stili amalgamate con grande sapienza. "Ho scritto io parole e musiche, ma Mina è una grande musicista, dietro ogni parola che le esce dalla bocca c'è un pensiero"

di LUIGI BOLOGNINI

Quando un prodotto vale più della somma aritmetica delle parti che lo compongono si può dire che è prezioso. Come Mina Fossati, disco che mette assieme la più grande cantante italiana di sempre e un cantautore di classe e di raffinato talento: il risultato è - appunto - addirittura superiore al valore dei due. Undici canzoni che oscillano tra la ballad e la canzone rock-blues fino a qualche spolverata di etnica e un paio di canzonette (diminutivo, non dispregiativo), in cui due voci e due stili così diversi si sanno amalgamare con grande sapienza, giocando anche a rincorrersi tra di loro e a darsi sulla voce come due innamorati che sono diventati un po' bisbetici invecchiando, ma solo per gioco.

Ivano Fossati: "Dopo l'invito di Mina mia moglie mi ha detto: se dici no chiedo il divorzio"


Certo, ci voleva Mina per convincere a tornare in attività Ivano Fossati, che da otto anni si era ritirato limitandosi a scrivere qualche canzone per altri, ma in sostanza "a oziare, e sono stati anni bellissimi". Sei anni in realtà, visto che nel 2017 arriva una telefonata da Lugano che lo manda in crisi, fino al risolutivo intervento della moglie Mercedes: "Se le dici di no chiedo il divorzio". Non è stata solo questione di salvare l'integrità del nucleo familiare: "La verità è che noi dovevamo fare un disco assieme già nel 1997, poi saltò tutto per dissidi tra le due etichette discografiche. Ma io me n'ero dimenticato, Mina no. E due anni fa è tornata alla carica. Era l'unica persona che poteva riportarmi in studio e, sia chiaro, ora non intendo restarci, non tornerò a fare concerti o a incidere altri album". D'altronde nei cassetti non è restato nulla: per Mina Fossati sono state composte 12 canzoni e 11 sono finite su disco, "l'altra era davvero troppo sdolcinata".


A presentare il prodotto, ovviamente, il solo Fossati, uno che non ama granché la stampa - cui nella canzone Farfalle dedica anche gli alati versi "Se ne scrivono di cose, dalle stelle alle stalle, signori giornalisti non rompeteci le..." - ma comunque più della partner, che non rilascia dichiarazioni da oltre 40 anni e per l'occasione è rappresentata da Massimiliano Pani, non in quanto figlio, ma in quanto arrangiatore dell'album. "Si poteva benissimo fare un album di cover - ha spiegato l'ex Paciughino - e invece la scelta degli inediti è stata precisa e vincente: le canzoni arrivavano al ritmo di una o due alla volta e puntualmente restavamo sorpresi dalla qualità. Così come non abbiamo fatto una celebrazione con l'orchestra: le celebrazioni si fanno ai morti e questi due sono vivi e più avanti di tutti. Abbiamo voluto pianoforti, chitarre e archi". Non proprio solo quelli, perché del disco impressionano anche qualità e quantità della produzione: c'è anche una bella fisarmonica a fare da trait d'union tra brani diversissimi, e a vario titolo figurano 28 musicisti, tra cui Danilo Rea al pianoforte e Faso di Elio e le Storie tese al basso, più Celso Valli ad arrangiare gli archi. Il periodo storico musicale è di deprimente scarsezza qualitativa, proprio nel senso che ormai basta premere un tasto per avere tutti i suoni che si vogliono, che ormai il talento esecutivo non serve più, anzi è pressoché disprezzato, e per questo un disco così non è una boccata d'aria fresca, ma un'intera bombola di ossigeno. Pani lo dice con franchezza: "Può piacere oppure no, ma non ci sono lavori simili in giro. E se un ragazzo nella vita vuole diventare musicista deve ascoltarlo".


A trovare un difetto a Mina Fossati, manca forse un brano di quelli clamorosi, di quelli che li ascolti e te li ricordi subito e per sempre. O forse, detta meglio, la qualità media è così alta che niente si impone per distacco. Ora come ora c'è in giro il primo singolo, Tex Mex, che già spiega la derivazione fossatiana, del Fossati latineggiante, un rock-blues ritmato e divertente. Ma bisogna citare almeno qualcos'altro. Come L'infinito di stelle, che apre il disco, un classicone al pianoforte così alla Fossati che da un momento all'altro ti aspetti che arrivi Rocco Tanica con la clamorosa parodia che ne fece anni fa a Zelig (quella che finiva semre con "il maaaaare"). O come Farfalle, filastrocca divertita e divertente che parla del presente ma al sapor di anni Sessanta per il sound retrò e un surrealismo che ne fa una nipotina di Le mille bolle blu e Una zebra a pois. O come La guerra fredda, dialogo sul valore del perdono non solo in amore, ma nella vita in generale. O come Luna diamante, pressoché solo con la voce di Mina, che Ferzan Ozpetek ha appena scelto per il film La dea fortuna. Fino alle due canzoni che chiudono il disco: L'uomo perfetto è intrisa di musiche e cori africani, e Niente meglio di noi due è un portentoso mix di funk, blues e rock, ricchissimo di ritmo e di ottimismo sul presente ("Io ci credo, ci credo, lo so con certezza, non ho visto prima d'ora niente meglio di noi due").

A qualcuno il titolo del disco richiamerà in mente Mina Celentano di diversi anni fa. Ma guai al mondo a fare un simile accostamento: tanto quello era un disco sgangherato fino alla catastrofe, tanto questo è studiato in ogni dettaglio tecnico e musicale. L'unico raffronto ipotizzabile potrebbe essere la presenza di Mina, allora in un disco di Celentano, stavolta in uno di Ivano Fossati. Quest'ultimo però nega e sottolinea invece il ruolo di lei in sala incisione: "Certo, ho scritto io parole e musiche, ma tutti abbiamo l'idea che Mina sia solo una cantante. Invece è una grande musicista, dietro ogni parola che le esce dalla bocca c'è un pensiero. È come John Coltrane: lo sentivi suonare e capivi che al contempo stava pensando. E quando arriva in studio ha studiato ogni dettaglio. Ognuna di queste unidici interpretazioni meriterebbe una lectio magistralis nelle scuole di musica. Perdipiù non puoi neanche farle i complimenti: minimizza, non fa cadere dall'alto la propria arte".

Anche per questo Fossati non ha voluto scrivere canzoni con acuti, gorgheggi o esibizionismi vocali: "Non mi sono mai posto il problema di metterla alla prova tecnicamente, semmai quello di amalgamare le nostre voci. La mia ha bisogno di parole e frasi corte, la sue di note lunghe. Una volta sono stato sveglio due notti di fila per riscrivere alcuni versi con meno parole e meno sillabe". A proposito di canto, sorprende quello che è forse l'unico accenno di contemporaneità musicale in un disco dall'aria senza tempo (o meglio, dall'aria non di un tempo solo): il vocoder, il sintetizzatore vocale elettronico, che compare in Amore della domenica. Chissà, forse un modo per non fare risaltare l'invecchiamento della voce di Mina, che qui e lì sorprendentemente affiora. Se fosse così sarebbe un errore: questo invecchiamento è come quello del vino, aggiunge sfumature, speziature e sapori ed è ancora ben lontano dal trasformarlo in aceto. Ma tutto Mina Fossati è come un vino, di quelli da meditazione, strutturati, che vanno goduti lentamente, assaporati e riassaporati accanto a un focolare acceso con la mente che vola.