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L'album sta morendo: è tempo di adeguarci a un nuovo modo di pensare e fare musica

L'album sta morendo: è tempo di adeguarci a un nuovo modo di pensare e fare musica
Massimo Bonelli 29-10-2019



Il noto analista musicale americano Mark Mulligan ha recentemente affermato che nel prossimo futuro la musica supererà definitivamente i vincoli imposti dai formati fisici.

Lo streaming e le potenzialità della rete stanno modificando il modo in cui viene prodotta e diffusa la musica: nei prossimi anni i vinili e soprattutto i Cd tenderanno gradualmente a diventare oggetti obsoleti e, più in generale, il formato "album" sarà sempre meno adatto alle esigenze di fruizione del pubblico.

Insomma, il concetto di “album” pare inevitabilmente destinato a scomparire in un prossimo futuro. Ma proviamo a capire come stanno le cose.



È NATO PRIMA L’ALBUM O L'INDUSTRIA DISCOGRAFICA?
Nell’estate del 1877 Thomas Edison disegna la bozza di quello che sarebbe poi diventato il “fonografo”. Qualche anno più tardi la musica comincia a essere impressa su supporto fisico, diffusa attraverso la radio e commercializzata.

Nasce così all'inizio del Novecento un primordiale mercato discografico che, nel corso degli anni, è stato modellato sulla base dei supporti fisici che ne hanno dominato le varie epoche: il vinile, la musicassetta, il CD.

È innegabile che i vincoli imposti dai supporti su cui è stata impressa la musica hanno condizionato le strutture creative e realizzative delle canzoni e più in generale i modelli di produzione degli artisti e delle case discografiche.

Pensiamoci un attimo:

le canzoni sono diventate fisse e permanenti, impressioni cristallizzate di esibizioni dal vivo, perché era l'unico modo per raccoglierle sui supporti discografici.
la maggior parte di esse si conclude entro i 4 minuti perché fu considerata quella una durata adatta ad una fruizione radiofonica che non annoiasse gli ascoltatori.
su suggerimento dell’industria discografica agli artisti, gli album nacquero come pretesto per raccogliere un lotto di canzoni da vendere al pubblico ad un prezzo maggiormente conveniente rispetto al “più povero” singolo a 45 giri.
le musicassette furono ideate e diffuse per adattare la musica al nuovo bisogno di movimento e libertà degli ascoltatori degli anni ’80.
Allo stesso modo, la nascita della musica liquida e il boom dello streaming non sono altro che la conseguenza momentanea di processi culturali e tecnologici che si sono uniti ai bisogni delle persone con la sempre maggiore diffusione di Internet.


DALL’ALBUM ALLE PLAYLIST
L’era digitale e l’avvento dei social network hanno generato un enorme aumento di informazioni. Bombardati di stimoli e sempre più abituati ad avere tutto e subito, gli utenti sono costantemente affamati di nuovi contenuti per fruire dei quali, però, dispongono di un livello di attenzione sempre minore.

L’ascoltatore medio non riesce più a prestare interesse ad un album intero, ma preferisce dedicarsi all’ascolto del singolo brano. I dati ci dicono che oggi solo il 16% degli utenti ascolta un disco per intero sui supporti tradizionali (Cd o vinile) e meno del 10% ascolta un album completo in streaming.

Intanto prospera una generazione di artisti e pubblici cresciuti ascoltando la musica quasi esclusivamente attraverso le playlist.

Sono ragazze e ragazzi che non hanno mai vissuto concretamente l’esperienza diretta del "possesso della musica” e non manifestano particolare interesse per l'uso dei supporti fisici tradizionali.



LA CANZONE: L’ATOMO DELLA MUSICA ATTUALE
I processi che abbiamo appena descritto spostano sempre di più il focus di tutto sulla “canzone”, l’unità di misura base per l’ascolto in streaming, la cellula che compone e dà forma alle playlist.

La fruizione di musica attraverso le piattaforme di streaming rende sempre meno centrale il ruolo dell’album che è stato protagonista indiscusso del mercato discografico fino a poco tempo fa.

Al centro di tutto oggi c’è l’unità di misura “canzone”, l’atomo di un progetto artistico che può avere vita e successo anche senza un cd o un vinile che la contenga, e che, anche da sola, può essere un fondamentale gradino verso il successo di un progetto artistico.



L’INFLUENZA DELLO STREAMING SUI MODELLI DI PRODUZIONE DELLA MUSICA
L’esponenziale diffusione dello streaming musicale è un fenomeno che, inevitabilmente, mescola luci e ombre e pone questioni che trascendono il piano strettamente tecnico per scivolare in quello artistico, culturale e sociale.

C’è infatti chi ritiene che il declino del supporto fisico e l’avvento della musica smaterializzata abbia generato un crollo di qualità e significati nella produzione della nuova musica.

C'è chi invece ritiene che questo evento abbia semplicemente modificato le abitudini di consumo, ma non per questo anche la qualità della scrittura e della produzione che si sono semplicemente evolute in base al nuovo modello.

Di certo, non potendo più esprimersi sulla lunghezza di un disco, ma dovendosi giocare tutto in 3 minuti, un artista potrebbe avere la ragionevole tentazione di osare di meno e piegarsi più o meno consapevolmente alle logiche di fruizione imposte dalle piattaforme di streaming.

D’altra parte qualcuno potrebbe far notare che, all’epoca della musica rilasciata solo su supporto fisico, spesso negli album venivano inseriti anche una serie di “brani di riempimento” utili solo a raggiungere il numero minimo di tracce per giustificare un’uscita discografica.



LA SCOMPARSA DELL’ALBUM E UNA NUOVA MENTALITÀ DA COSTRUIRE
Per il momento l'album non è ancora definitivamente morto, ma il suo pubblico di riferimento diventa ogni giorno più piccolo.

Appare dunque evidente che, nei prossimi anni, col definitivo deflagrare dell'era digitale, i supporti fisici diventeranno inesorabilmente materiale d'antiquariato e con essi andrà in pensione anche il concetto di "album” per come lo conosciamo.

Alla luce di questo nuovo scenario, presto gli artisti e le etichette dovranno rimodulare completamente i piani di produzione e le relative strategie di azione e promozione della propria musica. Eppure, nonostante tutto ciò appaia ovvio, il modo in cui ancora adesso la musica viene in larga parte prodotta e distribuita resta fortemente condizionato dal vecchio e superato modello analogico.

Eppure è tempo di cambiare il modo in cui pensiamo alla musica.

Il futuro comincia a mostrarci il suo volto e, per artisti e addetti ai lavori, è arrivato il momento di abituarsi ad un nuovo modo di pensare, produrre e diffondere la musica.

Siete pronti?