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Rino Gaetano avrebbe compiuto 69 anni

Rino Gaetano avrebbe compiuto 69 anni : quella scrittura unica del privato che è politico
Oggi considerato il cantautore più citato di tutti, in realtà era ben più di una voce roca e di un po' di simpatia stramba
di Giulia Cavaliere

Citato, stracitato, usato come paragone spesso con vaghezza e imprecisione, Rino Gaetano, il cui nome viene utilizzato con grande frequenza nel raffronto tra il vecchio e il nuovo mondo del cantautorato italiano, avrebbe compiuto oggi 69 anni. Se un incidente d'auto non lo avesse ucciso sulla Nomentana all'alba di quel 2 giugno 1981, dopo una delle sue notti brave in giro per la Capitale, oggi probabilmente starebbe ancora cantando e arrischiarsi in paragoni superflui con le le leve più giovani sarebbe ben più difficile. Diventato nella vulgata come un sinonimo di «strambo», «non incasellabile» oppure addirittura il simbolo di un modo di cantare ruvido, un po' rozzo e definitivamente liberato dai dettami del bel canto italiano, la verità è che Rino Gaetano resta un'esperienza di scrittura musicale perlopiù irripetuta nella nostra canzone.

L’amore in relazione con la piazza
In primis dotato di quell'autorialità rara in grado di passare con agilità assoluta dall'intimo al sociale, la pubblico al privato, dalla stanza di casa a quella del bar, Rino Gaetano è stato il cantautore che in modo più trasversale ha raccontato gli anni Settanta in tutta la loro delicatissima evoluzione e, specialmente, nella loro conclusione. Nella sua penna gli esiti del Movimento sono annunciati e il riflusso è dietro l'angolo già prima che si cominci, sì, ma il privato che è politico è una vera e propria base poetica. Chi mi ama escluso il cane? (...) Escluso il cane non rimane che gente assurda /con le loro facili soluzioni / nei loro occhi c'è un cannone / e un elisir di riflessione / e tu non torni qui da me... / perché non torni più da me? L'amore è un fatto che entra in relazione con la piazza, con l'evoluzione e l'involuzione del tempo che corre, e allo stesso modo, per raccontare la nazione, serve partire da una storia singola, per descriverne la sinusoide emotiva e i movimenti politici e le disfatte del occorre entrare in un nome proprio e nelle sue, di disfatte, nelle sue sinusoidi emotive e nei suoi movimenti.


Aida
L'Italia allora non è l'Italia ma è Aida, l'opera lirica di Verdi che si fa nome proprio femminile, un nome che serve qui a sintetizzare la storia di ogni donna italiana e quindi, come disse Gaetano in più d'una intervista, proprio della nazione intera. La chiesa cattolica, il nazionalismo e il colonialismo, il fascismo, i compromessi del secondo dopoguerra, i "trent'anni di safari", cioè di lotte tra politici, imprenditori e uomini di spettacolo. Ma Aida è bellissima e Rino Gaetano non fa che dircelo, ce lo dice anzi così tanto che quel come sei bella è il ritornello della sua canzone, cioè lo snodo chiave, quello che non deve mai andarsene dalla memoria, quello che insomma, nonostante tutto, oltre tutto, tra le metafore sottilissime e azzeccate, tra il bene e il male raccontati, ci dobbiamo sempre ricordare. Questo magma tra personale - spesso ferocemente sentimentale pur con sarcasmo e ironia appuntitissimi - e nazionale, è la chiave di volta di un'intera discografia ed è il tratto che sarebbe interessante ritrovare, fuor di retoriche abusate, in questa nuova canzone italiana, proprio ora che si potrebbero aggiungere così tante strofe persino ad Aida, politicamente e confidenzialmente parlando.