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Raffaella Carrà, 'A raccontare comincia tu', si riparte con Renaro Zero


In tram con l’amico Renato Zero, sul campo da golf con Loretta Goggi, a casa di Vittorio Sgarbi. La quarta intervista, con Luciana Littizzetto, deve ancora farla. “Luciana è stata molto carina, mi aspetta da lei a Torino” spiega Raffaella Carrà che torna su Rai 3 (alle 21.20) in veste di intervistatrice con la seconda stagione di A raccontare comincia tu. "Nella prima serie mi hanno proposto di intervistare il Presidente Giuseppe Conte. Mi sono chiesta cosa avrei potuto chiedergli. Ero un po' in ansia, onestamente. Poi sono successi una serie di litigi politici, rimanda, rimanda ed è saltata. La verità è che non ero pronta".

Nella grande sala degli arazzi di Viale Mazzini, entra al braccio del direttore di Rai 3 Stefano Coletta, che l’ha voluta a tutti i costi e la ricopre di complimenti. "Volevo Raffaella nella mia rete”, spiega, “non solo per una questione personale, anche se io sono stato un suo fan, ma perché pensavo che Raffaella per quello che è, per la sua identità, fosse molto perfetta per questa rete che racconta la contemporaneità”. Lei ringrazia: "Questa sala mi ricorda presentazione di trasmissioni importanti fatte durante la mia carriera. Questo programma è intimo e piccolino".


Curiosa, si diverte a intervistare: “In televisione, a meno che tu non ti esibisca o interpreti la fiction, quello che conta quando sei intervistato è cercare di aiutare l'intervistatore ed essere assolutamente collaborativi, perché devi portarti a casa la simpatia". Si prepara leggendo 250 pagine di informazioni sull'ospite, poi scrive con gli autori Giovanni Benincasa Salvo Guercio e Caterina Manganella: "Non è un’intervista, è un incontro, che dura anche due ore di seguito. Una volta finita la registrazione, viene montata la puntata. Rispetto al format spagnolo, Mi casa es la tuya, il nostro è un po' diverso. Per essere diversa da una giornalista, che sarebbe più brava di me a fare domande, ho pensato alla chiave di sottolineare similitudini che riguardino me nel racconto con l'ospite”.

Gli incontri restano. "Incontrare Renato Zero è stato molto difficile, perché siamo molto amici” spiega. “Non voleva raccontare i suoi momenti difficili a Montagnola. Io come un punteruolo sono entrata nel suo mondo, che lui vuole dimenticare. Spero sia venuta bene la puntata... non lo so, domani la guarderò". La leggenda dice che aveva problemi con Loretta Goggi. “Non è così, si pensava fossimo Coppi e Bartali, lei è diversissima da me. È una donna con un immenso talento, che Rai 1 se ne dovrebbe accorgere. Tale e quale show ok, ma lei ha voglia di fare altro. Fateglielo fare. Le donne”, dice la Carrà “sono messe in competizione da sempre, gli uomini sempre molto meno. Adesso le donne non vengono più messe in competizione, qualche passo in avanti è stato fatto".


Nonostante l’esperienza, confessa di avere l'ansia da prestazione: “La odio, ma ho l’ansia, come Fiorello. Spero che vada bene, anche perché le puntate ormai sono chiuse, non posso più farci nulla. Non sono abituata a questo". I suoi intervistati hanno accettato tutti con entusiasmo, ma Roberto Benigni le ha detto di no. “Ha una teoria, anche se secondo me non ha voglia di parlare della sua vita. Mi ha telefonato, è stato molto gentile. La sua teoria è che non si può fare una cosa più bella di quella che facemmo all'epoca (quando in una gag memorabile, la atterrò a Fantastico nel 1991 ndr). Secondo me non è vero e lui semplicemente non ha voglia di parlare della sua vita".

Ha vissuto in televisione, ma oggi, confessa, vive bene anche senza fare tv. "So che non ci crederete, ma non ho la smania di lavorare. Ho 76 anni”, racconta, “sono vivace, ma ho fatto tutto. E non mi va di vivere la vita ansiogena. Fare ogni tanto qualcosa con l'assistenza morale del tuo direttore, è importante. Oggi desidero fare cose che mi danno breve tempo di impegno. E poi sentirmi libera. Leggo molti libri, sono molto presa da quelli di Nuzzi. Viaggio in giro per l'Europa. E mi occupo dei due nipoti, di 37 e 38 anni”. “Sono sempre stata un soldatino che va, ma ora il soldatino può anche fermarsi”, continua Carrà, “è anche giusto centellinare la presenza in televisione. Non ho fatto molta televisione, ho fatto programmi che hanno segnato la storia. Per un periodo le persone mi fermavano per strada, fuori dagli studi, per accarezzare i figli. Io non sono la Madonna, sono una donna normale. Mi sono detta: ‘Mi devo fermare’”.

Ricorda quando vide la cassetta con il format di Carramba e ha pensato subito che sarebbe stato perfetto per lei: “Fu un successo pazzesco per questa azienda. È stato un periodo molto importante della Rai a livello economico. Mi obbligarono a fare il Festival di Sanremo. Dal punto di vista musicale però sono stati venduti tanti album. Elisa è nata nel mio Festival, quello del 2001. Anche Gigi D'Alessio. Nessuno me lo riconosce e allora lo dico io". Ha un legame fortissimo con la televisione generalista, e lo streaming? “Netflix? Mi fanno una testa così, prima o poi lo metterò. La tv dal vivo per me è meravigliosa. Guardo un po' tutti, non tutto mi piace. Mi fa soffrire quando un programma potrebbe essere fatto meglio per un pizzico di scelte diverse. Un esempio? La vita in diretta: sono obbligati a fare sempre storie complicate. Io l'avrei alleggerita un po'. Non trovo che sia colpa dei conduttori, forse nemmeno degli autori, direi della rete. Adesso mi odierà il direttore di rete, ma tanto è uguale. C'è qualcosa che impedisce di essere ariosi”.
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Carlo Verdelli