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D’Alessio, chiesto il rinvio a giudizio per evasione fiscale


E’ stato chiesto il rinvio a giudizio per Gigi D’Alessio e tre persone legate alla sua società GGD Productions srl: l’accusa della procura e del pm Saverio Francesco Musolino al cantante partenopeo è di avere nascosto al fisco circa 6 milioni di euro, evadendo così, sempre secondo l'accusa, circa 1 milione e 700 mila euro.


La risposta del cantante è arrivata tramite il suo avvocato Gennaro Malinconico che, riporta l’edizione romana del Corriere della Sera, ha dichiarato:

“Finora nessuna sentenza ha mai ritenuto il mio assistito debitore nei confronti dello Stato per tributi non pagati. Gigi è un cittadino da sempre in regola con gli adempimenti prescritti dalla legge”.
Secondo quanto contestato dalla Finanza, i fatti risalirebbero al 2011, quando la GGD Productions sarebbe stata venduta e la sua titolarità girata ad un residente statunitense: secondo il PM queste manovre societarie sarebbero servite per nascondere al fisco i guadagni. Secondo quanto riporta sempre il Corriere, nel 2014 sarebbe stato simulato - da un altro degli imputati- il furto di una macchina, in cui sarebbero stati contenuti libri contabili e fatture.

“Va specificato che attendiamo una decisione su un ricorso presentato a Napoli, mentre siamo in attesa di incardinare due procedimenti a Roma. Anche la posizione penale è provvisoria poiché sarà un gip, e poi eventualmente un giudice, a stabilire se il pm ha torto, o meno”, ha specificato l’avvocato di D’alessio.

Non sono i primi guai finanziari del cantante, reduce due mesi dal Festival di Sanremo e dalla pubblicazione dell'album "24.02.1967". Nel settembre 2016, in una intervista rilasciata al Corriere della Sera, aveva raccontato la situazione e che per una serie di iniziative che si sono rivelate totalmente sbagliate lo avevano portato ad avere 25 milioni di euro di debiti.

Poco dopo era ritornato sulla questione con una lettera aperta:

L'ingiusto sciacallaggio mediatico che sto subendo è dovuto al fatto di essere stato accompagnato in investimenti sbagliati (il cui danno ribadisco essere di gran lunga inferiore a quanto riportato, e sottolineo di essermi assunto l'onere di voler assolvere a tali responsabilità) e a mutui contratti con istituto di credito. (…) A quelli che mi attaccano deridendomi, vorrei ricordare che il lavoro è creato dall'impresa, e io - pur esponendomi ai rischi che ciò comporta - ho comunque creato lavoro per tante persone nell' indotto delle mie attività. Quelli invece che mi dimostrano la loro solidarietà, vorrei tranquillizzarli, e dire loro semplicemente grazie.