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Maldestro: "Sono un narratore che mette la vita in musica"


Si intitola "I muri di Berlino" il nuovo album di Maldestro, uscito il 24 marzo. Un lavoro molto atteso che segue la sua partecipazione all'ultimo Festival di Sanremo e una serie di premi vinti che hanno certificato la figura di Maldestro come una delle più interessanti nel panorama cantautorale italiano. "Il mio obiettivo è raccontare - dice a Tgcom24 -. Non mi sono mai sentito un cantautore. Alla fine mi hanno convinto".

"I muri di Berlino" è un viaggio nelle sfumature dei sentimenti umani, dalle convivenze ai treni sbagliati, dalle paure alle speranze profonde. "I muri di cui parlo sono quelli che ci portiamo dentro - spiega -, quelli che ci fanno più paura. Sono quelli che ci fanno stare sulle nostre, non permettono alla gente di entrare nelle nostre vite. Se non avessimo questi non costruiremmo quelli materiali".

Questo è un periodo dove di muri se ne costruiscono in quantità. Per raccontare questi sentimenti hai attinto dalla tua vita o hai guardato anche più lontano?
Capita di guardare altrove ed essere coinvolto da certe dinamiche. Ho guardato anche lontano. "Sporco clandestino" per esempio l'ho scritta proprio per liberarmi dal dolore che arrivava da fuori. Ho cercato di immedesimarmi nella testa di un bambino. Ma non ho la presunzione di avere la verità. Io cerco di raccontare. Cerco sempre di far trasparire la verità, essere vero.

A Sanremo hai presentato "Canzone per Federica" vincendo il premio della critica. Che esperienza è stata?
Assolutamente al di sopra delle aspettative. Sono arrivato da indipendente e tutto quello che è arrivato è stato una grande emozione. Ma in realtà in un ambito come Sanremo l'importante è emozionare, ma il dopo è quello che conta. Andare avanti con i piedi ben saldi e, come in questo caso, realizzare questo album che per me è stato un duro lavoro, pieno di sacrifici.

E' stato difficile mettere insieme i pezzi che lo compongono?
No, in realtà la scrittura è venuta quasi da sola, durante i concerti, tra una pausa e l'altra del tour, per ovviare alla noia casalinga. Non potrei scrivere "per un disco". Certo, poi la fatica è stare un mese e mezzo per 14 ore al giorno in studio. Lavorare per giorni sulla stessa canzone, con il rischio di perdere di vista l'obiettività. E quindi poi bisogna aspettare per "avere le orecchie fresche", come si sul dire. Però tengo sempre presente le giuste proporzioni, non è come andare in miniera.

Hai detto che l'importante è mantenere i piedi saldi per terra. La tua vita nel giro di un anno è decisamente cambiata: come si fa a non perdere il contatto con la realtà?
Bisogna vivere tutto in modo sereno, come un gioco. Tutto secondo me dovrebbe essere preso come un gioco serio. Sono legato a una frase di Troisi, il quale diceva che "il successo è una cassa che amplifica. Se prima eri intelligente diventi ancora più intelligente, se prima eri scemo, diventi ancora più scemo".

Come è nata la collaborazione con il film "Beata ignoranza" per il brano "Abbi cura"?
Abbi cura era un brano scritto per l'album, senza alcuna velleità al di fuori di esso. Poi abbiamo saputo che cercavano una canzone per quel film e il mio produttore ha proposto Abbi cura che sembrava fatta su misura

Fino al 2013 tu hai scritto testi e musiche per il teatro. Poi cosa è successo?
Ho sempre scritto, sin da bambino. Dal 2013 ho iniziato a scrivere con più frequenza. Cantavo per gli amici e tutti mi dicevano che avevo una bella voce e che avrei dovuto fare qualcosa. Io non ci ho mai creduto però a un certo punto mi sono convinto e ho mandato dei provini. Da lì ho iniziato a vincere concorsi. Ma è stata una cosa del tutto inaspettata. Mi sentivo uno che raccontava delle cose, ma avevo paura di cantare. Poi con gli anni mi sono convinto.