Re: Re: Re: Re: Re: Ero infatti meravigliato che tu
Ero infatti meravigliato che tu approvassi tutto ciò. Io dico che il mercato dipenda dalla domanda. Se il popolo è beota, è ovvio che si lasci coinvolgere di più dalle cretinaggini o dalle telenovelas di quei ragazzi di Perugia o dall'infinita telenovelas macabra di Cogne. Sul caso Englaro hanno avuto pane per i loro denti. E chi gestisce il potere sa bene come addormentare il popolo beota. Mentre è in atto una crisi di portata mondiale, mentre chiudono fabbriche, mentre aumenta la disoccupazione, mentre i lavoratori pagnano il prezzo più alto, i Signori del potere economico-politico distribuiscono oppio a piene mani.
Allora non aveva torto quel re borbone che diceva: "Il popolo vuole feste, farina e forche". Lui aveva ragione davvero. Feste=cretinate televisive; Farina= 40 euro per i pensionati e bonus baby; Forche=leggi sulla giustizia di questo governo.
Popolo bue! Popolo ignorante! E se lunedì la Sardegna sarà consegnata alla destra, per l'Italia si avvicinano momenti davvero bui e tragici.
Bonolis non ha nessuna qualità che possa sviluppare le intelligenze. Bonolis è l'oppio per eccellenza.Io preferisco mille volte di più un concerto live che una bacarata televisiva. Preferisco mille volte di più un dvd, un cd che mille puntate di Ballando sotto le stelle. Ora che mia Mamma è a letto sono passato a Rai tre con Piero Angela.
Non dico che tutta la tv debba essere impegnata, ma neanche tutta cretina. Ed io ce l'ho contro la Tv di Stato perché pago il pizzo altrimenti ne farei volentieri a meno. Ahhhhhhhhhhhhh io vedo, per quanto mi sia possibile, Annozero. Trovo noiosetto Ballarò, ma lo guardo in parte. Per il resto, e quando ho tempo, ho la fortuna di avere una scorta di vhs e dvd con film di qualsiasi genere. Ma se BS offrisse le stesse opportunità di Milano, la TV la farei ricoprire di polvere.
Se l'audience di certi programmi calasse, forse molti cialtroni verrebbero davvero licenziati. Ma si sa, il regime (siamo in regime da decenni) vuole diffondere idiozie per consolidarsi meglio.
Ma perché non parliamo di mala sanità e di trasporti che fanno letteralmente schivo? Con 1 mln di euro, avrebberom potuto assumere qualche precario in più e garantire migliori servizi nella pubblica amministrazione. Avrebbero potuto sistemare qualche strada. Migliorare il servizio ferroviario. Non chiudere qualche presidio sanitario. Ripulire la periferia di Roma. Comprare dieci bilocali - a BS - a dieci nuove coppie.
A Bonolis e a quanti sono superpagati vada tutto di traverso! Per loro, nessuna pietà, solo goduria!
Voglio la rivoluzione? Sììììììììììììììììììììììì! Bastonate fino a rompergli la testa, ma soprattutto sequestro dei loro beni e redistribuzione ai poveri!
Si vergognino! Vergogna! Vergogna!
Mai con questo regime! Mai collaborazionsta!
Re: Re: Re: Re: Re: Bonolis? Non è questione di merito ma di mercato...
Credo sia giusto scandalizzarci se si fa una comparazione fra guadagni realizzati in un ambito nel quale prevale il superfluo, rispetto ad ambiti finalizzati al progresso scientifico o sociale.
Quel che dovrebbe però esser chiaro, è che qui non si sta valutando in base ad un ritorno in termini culturali o di utilità pubblica, ma siamo semplicemente in un mercato ed il mercato è regolato dalla legge del profitto, nonchè dalla domanda e dall'offerta.
Il programma televisivo, festival o oltro, è dunque soltanto un prodotto, un contenitore soggetto, appunto, alle regole di mercato.
Chi lo presenta è quindi un venditore e guadagna una provvigione proporzionale ai guadagni che egli riesce a far percepire a chi gli ha dato l'incarico di vendere tale prodotto.
Naturalmente le cifre in ballo dipendono dall'ambito nel quale si opera. Un ciclista guadagna meno di un pilota di formula uno e la proporzione, anzi la sproporzione, dei guadagni non sarà certo valutabile in base alle rispettive fatiche ed impegno ma semplicemente in conseguenza ai soldi che circolano in questi diversi ambiti.
E le persone di buon senso non possono non meravigliarsi o irritarsi di fronte a guadagni facili e sproporzionati, ma la questione, ripeto, non può essere valutata in base a valori etici ma a leggi di mercato.
Ed il mercato non ha coscienza, non ha anima, ignora l'ingiustizia.
Ma se il prodotto che pretendono di venderci ci indigna, l'unica possibilità che ci resta è annullare la domanda cioè non comprare.
E se proprio vogliamo punire Bonolis, e i mille Bonolis che quotidianamente ci propongono, l'unica possibilità è non accendere la televisione.
Ma certo! E' così da sempre! Il popolo vuole feste, farina e forche
Hai messo a fuoco il problema. La gente è lobotomizzata. Se critichi i grandi fratelli o le isole ti prendono per uno "snobbone". Delitti di Perugia, telenovele sulla Franzoni, casi Englaro? Ce ne fossero! La TV andrebbe a nozze e il popolo bue pure.
Però non è il milione di Bonolis che fa la differenza.
Sicuramente chi guadagna 1000 - 1500 al mese, grida allo scandalo.
Ma per me è ancora più scandaloso dare 200.000 euro o 250.000 se non 500.000, il premio massimo, a degli emeriti imbecilli, che chiamano i numeri dei pacchi.
Quella sì che è gente senza arte né parte.
Franco, se c'è un momentaccio di crisi generale, si facciano meno sprechi. Ma dimentica Sanremo. A Sanremo pagano gli sponsor, sperando in ritorni per le proprie industrie. Bonolis non toglie denaro a te. E' pagato da loro.
Guarda in direzione delle sfere privilegiate dove circolano le mazzette, formate anche dalle trattenute sul tuo stipendio. Guarda dove si scialacqua senza concludere niente e arricchendo solo i propri portafogli.
Pienamente d'accordo, Alberto! E' una questione di "mercato"
Se indigna, perchè seguire Sanremo?
Ci sono degli ottimi libri da leggere, si possono fare delle conversazioni con familiari ed amici ed il televisore può rimanere spento.
Re: Pienamente d'accordo, Alberto! E' una questione di "mercato"
Ciao Paolo,
in verità me ne frega poco.
Voglio dire che non mi interessa fare crociate.
Per quel poco che conosco della natura umana, i soldi sono sempre troppi quando dobbiamo tirarli fuori, viceversa, quando siamo noi ad incassare, scopriamo che il moralismo ci interessa poco o niente.
E' evidente che il sottoscritto non si ritiene migliore degli altri e, in estrema sintesi, dovrebbe esser chiaro che ognuno fa il suo.
Nemmeno a me interessano le crociate, Alberto.
E sono d'accordissimo con te, quando sintetizzi dicendo che i soldi sono sempre troppi quando dobbiamo sborsare, mentre se ad intascare siamo noi, ecco che tutti i nostri discorsi improntati al moralismo finiscono sotto le scarpe.
Infatti, se non ci fosse stata Mina, avrei cambiato programma
Io non ho mai favorito il mercato per il quale sono contro. Favorisco solo il mercato al quale sono interessato. Purtroppo, a volte, si è costretti a favorire anche ciò che si combatte. Se rilevano l'audience attraverso i miei due apparecchi televisivi, io finisco sul patibolo: Laurent guarda il Grande Fratello e le altre porcate, mia Madre i pacchi, Rete 4 con Fede e le telenovelas, persino mi guarda Italia uno.... Povero me! Devo strillare per vedere almeno un TG. Ma con Sanremo, almeno una tv sarà mia! Registrerò solo Mina e le canzoni che m'interessano, per il resto turerò le orecchie. I miei occhi sono sempre al computer.
Contribuirò anch'io ad alimentare l'audience. Ohimé! Ma se non fosse stato per Mina, campa cavallo-bonolis che Lo Vecchio cambia programma!
Il mercato! Selvaggio e barbaro. Lo è a tal punto che ha generato una crisi economica mondiale. Fosse solo la fine del capitalismo, potrei giubilare, peccato che qui è l'inizio di una grande catastrofe di cui non abbiamo ancora preso coscienza.
Bonolis torna sulle polemiche relative al compenso: «Chi critica è un infelice, io ho solo accettato un'offerta»
Paolo Bonolis, conduttore e direttore artistico della prossima edizione del festival di Sanremo, in un intervento telefonico a "Radio Radio", durante il programma "Due di Tutto" si dice dispiaciuto per il «bailamme» che si crea sempre intorno al festival. «Ci sono persone che si portano dentro l’infelicità e che tentano di delegittimare» Sanremo, ammonisce. E Bonolis si riferisce soprattutto alle polemiche che sono emerse sul suo compenso, pari a un milione di euro, «è stata un’offerta», puntualizza.
Sempre riguardo alle discussioni di questi giorni Bonolis spiega «costruire il festival non è una cosa facile, mentre si fa presto a distruggerlo». «Se c’è qualcuno che mi aspetta al varco? Io preferisco essere uno che si muove da un varco all’altro e non sta ad attendere che qualcuno passi per lanciargli un sasso contro».
Riguardo agli ospiti il presentatore parla di Burt Bacherach che nonostante l’età, 80 anni, si esibirà giovedì 19 sul palco dell’Ariston: «l’età non conta, è un "highlander", non ha tempo come non ha tempo la sua musica». Bonolis, poi, rivela l’abito con cui salirà sul palco, «sarò in smoking», e assicura che nel tessuto dei vestiti non ci saranno «filamenti di platino», come prevedevano alcune indiscrezioni, «non vorrei assomigliare ad una banconota», ironizza.
Re: Articolo di Lorenzo Mondo sempre dalla Stampa di oggi (considerazioni fatte anche da noi)
La crisi non canta a Sanremo
Bonolis si becca un milione di euro per condurre il Festival di Sanremo, Benigni si accontenta di 350.000 per una comparsata, alla faccia del suo Dante nemico dell’«usura». Non vale gridare allo scandalo davanti a un simile dispendio di denaro pubblico. Da casa Rai si obbietta, con il callido realismo di chi è avvezzo nel suo piccolo a largheggiare per sé, che l’anno scorso, alla manifestazione onorata dalla presenza di Pippo Baudo, non si è speso molto di meno. E che, in ogni caso, pagano gli sponsor. Come se questi avessero la vocazione della beneficenza e non trovassero il modo di rivalersi sui consumatori, già penalizzati dall’esborso del canone. D’accordo, dobbiamo riconoscere mestamente che è sempre andata così, ma l’andazzo diventa intollerabile mentre il paese è investito dalla piena della crisi. Mentre la crescita zero, i cassintegrati, i precari, le famiglie che stentano ad affrontare la quarta settimana disegnano un quadro fosco, non schiarito dai lustrini dello spettacolo. Poiché è inutile affidarci all’etica personale, sono le istituzioni pubbliche che dovrebbero dare un esempio, imporre un comportamento virtuoso, ispirato al senso del limite, al rispetto per le angustie che affliggono tanta parte della società.
Si assiste d’altra parte a un singolare paradosso. Sono proprio i cittadini meno abbienti che, incollati al televisore, si lasciano sedurre oltre misura, non solo dalle pur apprezzabili gare canore, ma più generalmente dalle scempiaggini che hanno largo corso nei programmi della Rai. Sono essi a legittimare, con il loro consenso, gli sproporzionati compensi del divo di turno. Si spellano le mani negli applausi, mentre dovrebbero ribellarsi a suon di fischi contro quella che si risolve in una acida beffa nei loro confronti. Fino a insorgere, magari, contro la taglia del canone televisivo di cui prof ittano Bonolis e compagnia di giro. Si sa quanto aiuti, di questi tempi, qualche serata di svago, magari abbastanza intelligente da non vergognarsene. Ma il prezzo da pagare non deve essere troppo caro e avvilente. E non vale consolarsi pronunciando, a denti stretti, il «Canta che ti passa».